Veduta sulla Valtiberina

Il marrone di Caprese Michelangelo, le pregiate e famose castagne, dove trovarle?

6/9/2018 8:50:00 - News

Sono note a molti le pregiate qualità organolettiche delle castagne di Caprese, nonchè dei loro derivati: castagne secche e farina di castagne. Ma dove trovarle, quando venite in visita a Caprese?

Impossibile citare tutti i privati o imprenditori agricoli del comune che potrebbero darvi parte della loro produzione, tuttavia possiamo citarvi i seguenti luoghi dove vengono raccolti i marroni e venduti al pubblico:

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COOPERATIVA AGRICOLA FORESTALE VALLE SINGERNA

Loc. Capanno dei Romagnoli (lungo la strada che porta da Anghiari a Caprese) - Tel 0575 793870

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oppure

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ROMOLINI ALIMENTARI E CASTAGNE

Loc. Fragaiolo 161 - Tel 0575 793994

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oppure

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Presso gli stand della tradizionale FESTA DELLA CASTAGNA, che si tiene a Caprese Michelangelo ogni ottobre, durante il terzo e quarto fine settimana.
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STORIA E CARATTERISTICHE DEI MARRONI DI CAPRESE MICHELANGELO

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La storia del nostro paese, Caprese Michelangelo, si intreccia indissolubilmente con quella dei castagneti da frutto che ricoprono gran parte del nostro territorio e del fianco del monte Faggeto, all'ombra del quale viviamo, sin dalla parte più a valle, poco sopra il torrente Singerna (il nostro fiume!) su e su si arrampicano tra terreni gialli e bruni, fino a circa gli 800 metri di altitudine, lasciando poi spazio al faggio e ad altre essenze nella vetta della montagna.



La cura dedicata ai castagneti da frutto, potati e puliti come giardini, soprattutto in ottobre, epoca di castagnatura, e dei delizioni marroni che ci donano (l'amorosa e scrupolosa raccolta, la conservazione e l'essiccatura), sono tanto radicati nella vita di noi capresani, da esser divenuti attraverso i secoli forse il principale collante sociale della nostra cultura.

Il lavoro al castagneto e al seccatoio, l'importanza capitale del marrone, delle castagne secche, della farina, della polenta dolce, nella nostra alimentazione e dunque nella nostra passata sopravvivenza, hanno coperto un ruolo di primo piano nella nostra vita, e per questo sono indissolubilmente legati ed estremamente presenti nella nostra tradizione, nelle ricette, nelle nostre storie e filastrocche, nei modi di dire. Il nostro vocabolario dialettale è pieno di termini "specialistici" dedicati a distinguere le piccole differenze tra un marrone e un altro, tra un piccolo lavoro e l'altro dedicato alla castagna.

"A Caprese si mangiano quattro vivande:bricie,balocie, mondine e castagne", la brucia, l'arcerca, il gonghio, la cruccola: venite a Caprese per scoprire il significato e l'importanza di queste parole nel nostro vocabolario, così come potrete apprendere in cosa consisteva il lavoro e la permanenza presso i seccatoi posti spesso lontani da casa e in mezzo ai castagneti, l'alimentazione e le ricette legate alla castagna, al baldino, alla polenta, così come ai piatti poveri con i quali ci si sostentava quando le castagne nuove dovevano ancora cadere e quelle vecchie erano finite da un pezzo, e che magari si dovevano improvvisare con pochi ingredienti lavorando nel bosco, come l'acqua cotta o altre zuppe, o piatti a base di formaggio, di lardo o di pochi funghi trovati all'ultimo momento.

Tutta questa dedizione dei capresani è stata data al marrone, dicevamo, attraverso i secoli. Per quanto è documentato la lentissima selezione dei migliori esemplari di marrone, che davano i frutti più prelibati e pregiati e che venivano innestati nei castagni selvatici, aumentando gradualmente nei secoli sia la qualità che la quantità dei castagni da frutto di Caprese, risale al IX-X secolo (e chissà se forse a prima ancora, in tempi nei quali lasciare documenti e testimonianze non erano le prime occupazioni degli uomini?), identificando con questo lento processo i frutti come tipicamente capresani, e qualitativamente diversi da tutti gli altri, unici.

In seguito la cospicua presenza dei castagneti appare nei numerosi contratti di compravendita medievali (che vedono spesso attori i migliori agronomi dell’epoca, i monaci camaldolesi e benedettini) e lo statuto del Comune di Caprese del 1386 già specifica precise norme per la conduzione del castagneto. Nei primi del ‘400 si stima che la cura del castagneto occupasse l’84% dei capresani, e quando eravamo sotto l’amministrazione dei podestà fiorentini (poco dopo la moglie di uno di questi podestà avrebbe dato alla luce a Caprese un certo Michelangelo) l’importanza del lavoro al castagneto è mostrata dalla rubrica VIII del castagno che cita:

”... in settembre convochi il Podestà i Consiglieri per stabilire il modo ed il tempo del raccorre le castagne e i Consiglieri facciano campari e custodi che le badino, e denunzino chiunque o personalmente o con bestiedanneggino i castagneti, e parimente chi facesse la raccolta prima del tempo o diversa da quello ordinato.”

E oggi ancora, memori questi tempi lontani, abbiamo alcuni monumentali castagni , splendidi esemplari di 500 o 600 anni fa. Il castagno è longevo e potrebbe raccontarci moltissime cose se avesse modo di comunicarcele.

D.o.p. del “Marrone di Caprese Michelangelo”, e dal disciplinare della d.o.p. citiamo:

“…il frutto crudo presenta una polpa croccante, zuccherina, con un lieve profumo di mandorla e vaniglia. La cottura come caldarrosta, intensifica le caratteristiche di profumo, amalgamandole con quelle dell'arrostimento di parti della buccia e del primo strato del seme, e rende la polpa gradevolmente friabile e pastosa. I frutti bolliti hanno un sapore più delicato delle 'caldarroste', più zuccherino per parziale depolimerizzazione dell'amido. I frutti sbucciati, bolliti in acqua leggermente salata con aggiunta di alcuni rametti di finocchio selvatico, sono pastosi e presentano sapori e profumi complessi e particolarmente gradevoli.

E ancora:

La caratteristica peculiare del Marrone di Caprese Michelangelo è la presenza nello stesso di una quantità elevata di amido, dovuta alle consistenti riserve idriche di cui sono dotati i terreni sui quali sono presenti i castagneti da frutto. Altri elementi che determinano l’accumulo di amido sono l’esposizione particolare

dei castagneti, che permette di fruire dell'energia solare fin dalle prime ore del mattino con il benefìcio di una più rapida eliminazione delle eventuali rugiade estive, la geomorfologìa e l'altitudine che favoriscono inoltre frequenti moderate ventilazioni. L’ottimizzazione dell’illuminazione della chioma è ottenuta grazie alla bassa densità di piantagione e allo sfoltimento attuato con la potatura. Tutti questi fattori uniti insieme conferiscono al prodotto tipiche caratteristiche morfologiche ed organolettiche che lo rendono estremamente apprezzato e facilmente riconoscibile.”.

Simili riconoscimenti rendono molto orgogliosi noi capresani, anche se non ci insegnano nulla di nuovo! Il consiglio che ci sentiamo di dare a chi è interessato ad approfondire la storia e a provare il gusto delle nostre castagne è quello di recarsi di persona qui a Caprese, di assaggiare i nostri frutti preziosi e di chiedere a qualcuno del paese qualcosa sui nostri marroni: se avrete pazienza e se troverete il giusto narratore, potrete apprendere molto sulle castagne e la castagna tura, su tanti piccoli grandi personaggi del paese, e tanti aneddoti della vita che si conduceva e si conduce tuttora a Caprese, con e grazie a castagne e marroni, nel nostro piccolo paese sospeso tra collina e montagna, tra un monte e un torrente, tra un nome famoso e un quieto anonimato, tra la grande storia del passato e le piccole quotidiane storie del presente.

Ma tutta questa cura e attenzione ai marroni di quest’angolo di Toscana, è giustificata? Certamente sì! Questi frutti sono particolarmente buoni, dolci, sostanziosi ma delicati e profumati. Recentemente queste qualità, assieme al contesto storico peculiare, sono state riconosciute a livello europeo grazie alla istituzione dell